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La speranza è la “benzina” della vita cristiana
Il Papa nell’udienza a pazienti, dipendenti e volontari dell’Ospedale Bambino Gesù
pubblicato giovedì, 15 dicembre 2016 da Sara Fornari
La speranza è la “benzina” della vita cristiana
Un incontro pieno di affetto vero, di emozione, di speranza, quello tra Papa Francesco e la grande famiglia del Bambino Gesù: dipendenti, pazienti e volontari dell'Ospedale pediatrico della Santa Sede. In prima fila, in Aula Paolo VI, 150 bambini provenienti dalle “periferie del mondo”, tra cui 15 dalla Repubblica Centro Africana, accompagnati dall'arcivescovo di Bangui e neo-cardinale Nzapalainga.

“Il nostro ospedale, Santo Padre, non vuole e non deve essere un centro di potere né di profitto”, dice la presidente Enoc dopo aver ripercorso il secolo e mezzo di storia dell'ospedale del Papa.

"Santità il suo ospedale sta per tagliare il traguardo del secolo e mezzo di vita,... oggi è diventato uno dei più grandi policlinici e centri di ricerca pediatrici di tutta Europa"

Alla presidente, Francesco si rivolge più volte, lodando la sua forza e determinazione con qualche battuta. Quindi ascolta alcune testimonianze: un giovane studente, che chiede quale debba essere il marchio di fabbrica del “Bambin Gesù”, oltre alle capacità professionali: i sogni “non vanno mai anestetizzati, qui l’anestesia è vietata!” ammonisce il Papa, esortando a non fermarsi nel fare il bene, non spegnere mai il desiderio di vivere grandi progetti.

C'è Dino, un ausiliario, che lavora all'ospedale da 35 anni: rispondendogli il Papa sottolinea l'importanza del bene fatto nel nascondimento, “la santità delle piccole cose, la santità della vita quotidiana" quella che uno scrittore chiamava "la classe media della santità, di tutti i giorni, fatta di piccole cose...” Quanto agli spazi, il “Bambin Gesù” non ha guardato alle sue ristrettezze, ma ha creato tanti progetti, anche lontano, in altri continenti. Questo, prosegue il pontefice, dice che la qualità della cura non dipende solo dagli aspetti logistici: È essenziale allargare gli spazi del cuore: poi la Provvidenza non mancherà di pensare anche agli spazi concreti!

C'è poi la testimonianza sincera, di una giovane infermiera che racconta della scelta di lavorare tra i piccoli, e che chiede un “medicamento” per chi sta a contatto con la sofferenza. Il Papa spiega come non sia possibile dare risposte astratte sulla sofferenza: Gesù, “vivendo in mezzo a noi, non ci ha spiegato perché si soffre”, “ci ha mostrato la via per dare senso anche a questa esperienza umana: sopportando con amore la sofferenza ci ha mostrato per chi si offre. Non perché, ma per chi.”

Francesco esorta a imparare dai bambini, riscoprire ogni giorno il valore della gratitudine, saper dire grazie. Questa “è una medicina contro il raffreddarsi della speranza, che è una brutta malattia contagiosa”. La speranza è la “benzina” della vita cristiana, che ci fa andare avanti ogni giorno. Allora è bello vivere come persone grate, come figli di Dio semplici e lieti, piccoli e gioiosi.

Infine parla al Papa Serena, non vedente in seguito alla recidiva di una grave malattia, oggi laureanda in Medicina. Una donna forte, la addita Francesco, che testimonia la forza di chi dona.
“Si può vivere inseguendo due diversi obiettivi: mettendo al primo posto l’avere oppure il dare”.
Poi prosegue rivolto a tutti: “Donne e uomini forti, guariti, che lottano nella vita: questo sarà il vostro migliore stipendio: vedere i risultati del vostro lavoro nei bambini, nelle persone. Serena potrà dire : ho fatto questo passo grazie alla parola di un medico, una infermiera, un volontario. Sempre – ripete Francesco - ci sono persone che seminano per non farci perdere la speranza della vita”.
“Dal Conflitto alla comunione”
Prima giornata di Francesco in Svezia
pubblicato lunedì, 31 ottobre 2016 da Sara Fornari
“Dal Conflitto alla comunione”
"Essere protagonisti della rivoluzione della tenerezza". E' l'esortazione rivolta da Papa Francesco nel corso dell'l’Evento Ecumenico nella Arena di Malmö, in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma.

"Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri", il pontefice lo ha detto poco prima nella preghiera di oggi nella cattedrale di Lund, in occasione dello storico Viaggio in Svezia.

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L’aereo con a bordo il Santo Padre, è atterrato questa mattina all’aeroporto internazionale di Malmö, poco prima delle 11. Dopo il benvenuto ufficiale, Francesco ha incontrato i Reali di Svezia, nel Palazzo Reale di Lund. Quindi ha raggiunto la Cattedrale Luterana di Lund assieme ai Reali, per la Preghiera Ecumenica Comune. L'edificio sacro, costruito dai domenicani nel 12mo secolo, fu sede arcivescovile cattolica quando la Svezia era tutta cattolica. Qui nel 1948 fu fondata la federazione luterana mondiale.
Il Papa è stato accolto dalla Primate della Chiesa di Svezia, e dal Vescovo cattolico di Stoccolma, Mons. Arborelius.

“Ciò che ci unisce è più grande di quanto ci divide, in questo tempo sono cresciute la comprensione reciproca e la fiducia”, ha detto il presidente della federazione luterana mondiale, il vescovo Yunan; mentre il card Koch ha sottolineato i sentimenti di gioia, ma anche di pentimento della commemorazione.
La preghiera si è alternata ai canti e alle letture; L'omelia del Santo Padre, si è svolta a partire dal battito del cuore di Cristo e dalle sue parole nell’Ultima Cena:
Possiamo sentire i suoi battiti di amore per noi e il suo desiderio di unità per tutti coloro che credono in lui, ha detto Francesco. Egli ci dice che lui è la vera vite e noi i tralci; dobbiamo rimanere uniti a lui, se vogliamo portare frutto. In questo incontro di preghiera, vogliamo manifestare il nostro comune desiderio di rimanere uniti a lui per avere la vita.

Ora, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi 50 anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri, ha incoraggiato il pontefice.

Che ha esortato a "guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice. Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, (…) ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo, più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore. Tuttavia, c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi.
Lasciamoci commuovere dallo sguardo di Dio; l’unica cosa che egli desidera è che rimaniamo uniti come tralci vivi a suo Figlio Gesù.
Indubbiamente la separazione è stata un’immensa fonte di sofferenze e di incomprensioni; ma ci ha portato a prendere coscienza che senza di lui non possiamo fare nulla, dandoci la possibilità di capire meglio alcuni aspetti della nostra fede".

Con gratitudine - prosegue il Papa - riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa. Attraverso l’ascolto comune della Parola di Dio nelle Scritture, il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, di cui celebriamo il 50° anniversario, ha compiuto passi importanti. Chiediamo al Signore che la sua Parola ci mantenga uniti, perché essa è fonte di nutrimento e di vita; senza la sua ispirazione non possiamo fare nulla.

L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda, ha poi spiegato Francesco, che non possiamo fare nulla senza Dio. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita, ha osservato il pontefice:
"Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio".

«Dacci il dono dell’unità perché il mondo creda nella potenza della tua misericordia». E' l'invocazione di Francesco, nel sottolineare come “insieme possiamo manifestare concretamente, e con gioia, la misericordia di Dio, difendendo e servendo la dignità di ogni persona. Senza questo servizio al mondo e nel mondo, la fede cristiana è incompleta”.
Luterani e cattolici, “siamo consapevoli che senza Dio non possiamo fare nulla; chiediamo il suo aiuto per essere membra vive unite a lui, sempre bisognosi della sua grazia per poter portare insieme la sua Parola al mondo, che ha bisogno della sua tenerezza e della sua misericordia.

Gli applausi hanno sottolineato l'abbraccio tra il Santo Padre Francesco e il Vescovo Munib Yunan, che hanno firmato una Dichiarazione comune.
AD RESURGENDUM CUM CHRISTO
Nuovo documento su sepoltura e cremazione
pubblicato lunedì, 31 ottobre 2016 da Sara Fornari
AD RESURGENDUM CUM CHRISTO
"Ad resurgendum cum Christo". Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo: sono le parole iniziali ovvero il titolo del nuovo documento della Congregazione per la Dottrina della fede, presentato oggi in Sala Stampa vaticana. L’istruzione riguarda la sepoltura dei defunti in luoghi sacri, che la Chiesa raccomanda per ragioni dottrinali e pastorali; il testo regolamenta la conservazione delle ceneri, in caso di cremazione, che negli ultimi decenni si è molto diffusa.

P. SERGE-THOMAS BONINO O.P.
Segr. Commissione Teologica Internazionale

Si può ritenere che nel prossimo futuro, in tanti Paesi, la cremazione sarà considerata come la pratica ordinaria, ha osservato il cardinal Mueller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La quale, sentita la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e numerose Conferenze Episcopali e Sinodi dei Vescovi delle Chiese Orientali, ha opportuno pubblicare la nuova Istruzione.
La Chiesa, raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in un altro luogo sacro, ciò in ragione della dignità del corpo, e della dimensione comunitaria della fede dei battezzati. La conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita.

Card. GERHARD MÜLLER
Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede

un altro fenomeno che sta prendendo piede, è la conservazione delle ceneri in ambienti domestici, in ricordi commemorativi o la loro dispersione in natura. Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, - chiarisce il documento - non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo, oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti.

Qualora per motivazioni legittime venga scelta la cremazione del cadavere, afferma l'Istruzione, le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o in una chiesa o un’area dedicata a tale scopo.
“La conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita”, si legge nel testo. Soltanto in caso di circostanze gravi ed eccezionali, l’Ordinario, può concederne il permesso.

P. SERGE-THOMAS BONINO O.P.
Segr. Commissione Teologica Internazionale

In assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione delle esequie, accompagna la scelta della cremazione con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso. Nel caso che il defunto avesse pubblicamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto.
AMORE IN AZIONE
Testimonianze alla vigilia della canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta
pubblicato venerdì, 02 settembre 2016 da Sara Fornari
AMORE IN AZIONE
E' tutto pronto per la canonizzazione della santa di Calcutta, un evento chiave del Giubileo della Misericordia, ha sottolineato il nuovo direttore della sala stampa vaticana Greg Burke: 15 le delegazioni officiali, 600 i giornalisti accreditati, 120 gli enti televisivi collegati in tutto il mondo, per trasmettere la celebrazione da san Pietro, dove le telecamere del Centro Televisivo Vaticano sono disposte per rendere in modo particolare l’abbraccio del colonnato del Bernini.

Il Superiore Generale dei Padri Missionari della Carità, e Postulatore per la canonizzazione di Teresa di Calcutta ha spiegato il legame tra la santa e l'anno della Misericordia:
la Madre era totalmente consapevole di avere bisogno della misericordia di Dio, riconoscendo la propria povertà interiore, la debolezza umana, e proprio per questo era pronta a perdonare, a estendere misericordia agli altri. Prima regola per lei era ricevere la misericordia, la confessione non era abitudine o di routine, ma il modo di incontrare l'amore di Dio ogni volta di nuovo.
Ella ha sempre portato l'annuncio dell'amore di Dio per i peccatori.

Toccante la testimonianza di Marcílio Haddad Andrino, giovane ingegnere brasiliano miracolato per intercessione della Beata di Calcutta, e guarito da ascessi cerebrali con emiparesi del corpo, inoperabili. La moglie ricevette la reliquia di Madre Teresa il 5 settembre, poi la preghiera insistente dei familiari e della comunità parrocchiale contro ogni speranza, quando la medicina non poteva fare più niente; il 9 dicembre 2008, dopo una lunga malattia, l’inizio della guarigione. Nel 2010 e nel 2012 la nascita dei due figli: “Questo – ha concluso – ha completato il miracolo concesso da Madre Teresa alla mia famiglia”. La moglie Fernanda ha raccontato di aver chiesto a Madre Teresa di curare Marcilio se era la volontà di Dio. Altrimenti che lo prendesse per mano e lo accompagnasse alla casa del Padre senza sofferenza. Le nostre preghiere, ha detto, grazie a lei, sono state esaudite.

P. BRIAN KOLODIEJCHUK M.C.
Superiore Gen. Missionari della Carità - Postulatore Madre Teresa

Quando l'ho incontrata la prima volta nel 1980, aveva già 70 anni, e sono rimasta colpita dalla energia, dall'iniziativa, dalla sua guida; così la ricorda Sr. Mary Prema, Superiora Generale delle Missionarie della Carità. “Era veramente una madre che guidava le sorelle. Era per noi una madre e una maestra: ha portato nella vita religiosa con così tanta gioia ed entusiasmo che tutte volevamo essere vicino a lei. Nella comunità, quando veniva a Roma, condivideva lo stesso dormitorio con le sorelle, e i pranzi: non ha mai accettato nulla di diverso da quello che era comune per tutte le altre sorelle. Ogni volta che una di noi era in difficoltà sperimentando problemi o fallimento, la Madre era lì per incoraggiarci, accoglierci, amarci come siamo.
Mi hanno chiesto se sperimento la vicinanza della Madre; penso che quello che ha fatto durante tutta la sua vita, portandoci a Gesù e a Nostra Signora, lei continua a farlo ora; non ha fatto nulla per legare le persone a sé, al contrario, sempre ci ha guidato a Gesù, e a Maria, e specialmente al ss. Sacramento (Signore Eucaristico).

P. BRIAN KOLODIEJCHUK M.C.
Superiore Gen. Missionari della Carità - Postulatore Madre Teresa

Nella sua vita religiosa, l'amore della Madre per Gesù era messo in azione:
tutto iniziava con la preghiera al mattino presto, alle 5, anche in età avanzata cercava di essere la prima in cappella, per dire a Gesù quanto lo amasse; dopo la preghiera e la S. Messa era pronta a darsi in ogni necessità ci fosse, e a incoraggiare le sorelle. Spendeva quasi ogni giornata istruendo le sorelle, guidandole, guidandoci nel modo di vivere concretamente le alte richieste della spiritualità di amore, fiducia, totale abbandono, e sempre con il sorriso.

“I believe that Mother’s smile….
Penso che il sorriso della Madre sia stato il suo regalo a Gesù e al mondo, perché le persone – vedendo quel sorriso – non avessero tristezza nel cuore e comprendessero appunto la gioia e la speranza che derivano da un cuore che prova amore per il Signore”.

La sua visione del mondo e delle persone era che ognuno è amato infinitamente da Dio ed è creato per amare ed essere amato; finché non troviamo questa energia profonda e presenza essenziale nel nostro proprio cuore, non ci sarà pace. Per questo la madre ovunque andasse, portava la conoscenza dell'amore alle persone, perchè potessero ricevere la felicità di essere amate da Dio, e condividere questo amore amando gli altri.

Il suo lavoro per i poveri tra i poveri è comprensibile, come un sovrabbondare del suo essere attaccata a Gesù, della castità, del vero amore per Dio, e della vera povertà, condividendo pene e sofferenze con coloro che erano intorno a lei.
Calcutta al tempo in cui la madre vi operava, era in grande miseria. Ma lei non voleva risolvere tutti i problemi di Calcutta ma amare la persona sofferente, e fare una differenza nella vita di quella persona.
Il Papa ad Assisi
Il prossimo 4 agosto in occasione dell'8° Centenario del Perdon d'Assisi
pubblicato lunedì, 18 luglio 2016 da Don Claudio Savio
Il Papa ad Assisi
Papa Francesco visiterà la Porziuncola di Assisi il 4 agosto prossimo in occasione dell'ottavo centenario del Perdono, che cade nell'Anno Santo straordinario della misericordia. Il Pontefice, hanno annunciato i Frati minori, si farà «pellegrino in forma semplice e privata nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli, dove si raccoglierà in preghiera ed offrirà il dono della sua parola». La notizia è stata comunicata dal presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, monsignor Rino Fisichella.
Vicino alle vittime e ai familiari
Papa Francesco esprime vicinanza dopo i fatti di Nizza
pubblicato lunedì, 18 luglio 2016 da Don Claudio Savio
Vicino alle vittime e ai familiari
Dopo la preghiera dell’Angelus, ieri mattina domenica 17 luglio, davanti a numerosi pellegrini giunti da tutto il mondo in Piazza San Pietro, Papa Francesco è tornato ad esprimere il suo dolore per quanto accaduto e chiede un momento di silenzio per pregare:

“Nei nostri cuori è vivo il dolore per la strage che, la sera di giovedì scorso, a Nizza, ha falciato tante vite innocenti, persino tanti bambini. Sono vicino ad ogni famiglia e all’intera nazione francese in lutto. Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari; Egli disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello. Un abbraccio paterno e fraterno a tutti gli abitanti di Nizza e a tutta la nazione francese”.
Pasqua, benedizione Urbi et Orbi
Solo Dio può riempire col suo amore gli abissi morali dell'umanità
pubblicato martedì, 29 marzo 2016 da Sara Fornari
Pasqua, benedizione Urbi et Orbi
Dopo la Santa Messa di Pasqua presieduta in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha impartito la benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana.
Nel suo messaggio pasquale ha ricordato le ferite del mondo, “pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito” e la tragedia “di conflitti armati su larga scala che sottomettono popolazioni intere a prove indicibili.

“Possiamo confidare totalmente in Lui, -ha detto Francesco. Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi abissi.
Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza.
Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, ricorda il Pontefice, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove.

Cristo risorto indica sentieri di speranza alla cara Siria, Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile. Alla potenza del Signore risorto affidiamo i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino.

Il messaggio di vita, risuonato presso la pietra ribaltata nel sepolcro, sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia.

L’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero.

Il Signore della vita accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario.

Il Signore Gesù, nostra Pace (Ef 2,14), che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun, Costa d’Avorio e Iraq;
volga a buon esito i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa; il papa nomina in particolare Burundi, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali.

Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo riascoltiamo la consolante parola del Signore: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!”.

A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose … "
Risuscitare la speranza nei cuori appesantiti
Il Papa nella veglia di Pasqua: Apriamo i nostri sepolcri sigillati
pubblicato martedì, 29 marzo 2016 da Sara Fornari
Risuscitare la speranza nei cuori appesantiti
La fiamma del cero pasquale sfolgorante nel buio, segno della luce di Cristo,... la ricca liturgia della Parola, poi i Sacramenti dell’iniziazione cristiana amministrati a 12 neofiti, provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, India e Cina. Tra loro, l’ambasciatore della Corea del Sud presso l’Italia, con la consorte.
Sono i momenti forti della solenne Veglia nella Notte Santa di Pasqua. Segni e annuncio della vittoria sulla morte. Nella omelia, il Papa ha esortato ad aprire i cuori alla speranza: dono del Risorto, che mette in cammino e orienta i nostri passi.
Così avvenne per Pietro, che con gli Undici, non aveva creduto alla testimonianza delle donne, al loro annuncio pasquale. Un particolare però segna la sua svolta: non si lasciò travolgere dai dubbi, dai rimorsi, dalla paura. Pietro cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò «pieno di stupore».
Anche le donne, uscite al mattino presto per compiere un’opera di misericordia, per portare gli aromi alla tomba, avevano vissuto la stessa esperienza.
Come Pietro e le donne, spiega Francesco, anche noi, non possiamo trovare la vita, rimanendo imprigionati in noi stessi.

"apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati - ognuno di noi li conosce - perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è la prima pietra da far rotolare via questa notte: la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi. Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi."

Vedremo sempre i problemi, vicino e dentro di noi, osserva il pontefice, ma questa notte occorre illuminarli con la luce del Risorto, in certo senso -dice Francesco- “evangelizzarli”. Le oscurità e le paure non devono prendere possesso del cuore: il Signore risorto è al nostro fianco e non ci deluderà mai. Questo è il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio. La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui. Lo Spirito Santo ne è garanzia.

"Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ha vinto la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore."

Il Signore è vivo e vuole essere cercato tra i vivi. Dopo averlo incontrato, ciascuno viene inviato da Lui a portare l’annuncio di Pasqua,
"a suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita. Ce n’è tanto bisogno oggi."

Dimentichi di noi stessi, come servi gioiosi della speranza, siamo chiamati ad annunciare il Risorto con la vita e mediante l’amore; altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato.
Ma come nutrire la nostra speranza? la Parola di Dio, viva, è capace di coinvolgerci in questa storia di amore, alimentando la speranza e ravvivando la gioia.

"Fare memoria delle parole di Gesù, fare memoria di tutto quello che Lui ha fatto nella nostra vita. Non dimentichiamo la sua Parola e le sue opere, altrimenti perderemo la speranza e diventeremo cristiani senza speranza; facciamo invece memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto.
(...) Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle sue opere e delle sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso quella Pasqua che non avrà fine."
Giovedì santo tra i profughi
La Messa in Coena Domini con il rito della lavanda dei piedi
pubblicato martedì, 22 marzo 2016 da Don Claudio Savio
Giovedì santo tra i profughi
Nel pomeriggio del 24 marzo, Giovedì santo, Papa Francesco si recherà a Castelnuovo di Porto per incontrare i giovani profughi ospiti del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Con loro celebrerà la messa «in coena Domini», durante la quale laverà i piedi a dodici rifugiati. Sarà un «segno di servizio e attenzione alla loro condizione», spiega l’arcivescovo Rino Fisichella, ricordando che nel contesto dell’anno straordinario della misericordia la scelta del Pontefice «vuole dirci che è necessaria la debita attenzione verso i più deboli di questo momento storico; che siamo chiamati tutti a restituire loro dignità senza ricorrere a sotterfugi».
Bruxelles, la vicinanza solidale dei Vescovi italiani
Nelle parole del Segretario Generale, Nunzio Galantino
pubblicato martedì, 22 marzo 2016 da Don Claudio Savio
Bruxelles, la vicinanza solidale dei Vescovi italiani
“Al dolore per le vittime e alla solidarietà con i famigliari si unisce la nostra ferma condanna, come Vescovi italiani, per questi attentati, che contribuiscono ad accrescere a tutti i livelli un clima di insicurezza e di paura.
Questa tragedia ci ricorda tristemente come non ci siano posti sicuri e al riparo dal fanatismo, di qualsiasi matrice esso sia. In questi momenti tutti – non solo chi ha responsabilità di governo – ci chiediamo cosa fare, come reagire, come difenderci.
Certamente vanno confermate e rafforzate le misure di sicurezza già in atto. Nel contempo, però, siamo convinti che esse da sole non possano risolvere ragionevolmente ed efficacemente questo dramma, come non potranno farlo le politiche di chiusura, i muri, il filo spinato.
In un momento tanto difficile dobbiamo tutti riflettere e intraprendere strade nuove, prima fra tutte quella dell’integrazione sociale e culturale, almeno per quanti si rendono disponibili.
Come Vescovi riteniamo che sia questa la sfida che ci attende, convinti che da qui debba partire la reazione di tutti rispetto a questa “guerra mondiale a pezzi”, come l’ha definita Papa Francesco.


Roma, 22 marzo 2016