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La speranza è la “benzina” della vita cristianaLa speranza è la “benzina” della vita cristiana
Il Papa nell’udienza a pazienti, dipendenti e volontari dell’Ospedale Bambino Gesù
giovedì, 15 dicembre 2016

Un incontro pieno di affetto vero, di emozione, di speranza, quello tra Papa Francesco e la grande famiglia del Bambino Gesù: dipendenti, pazienti e volontari dell'Ospedale pediatrico della Santa Sede. In prima fila, in Aula Paolo VI, 150 bambini provenienti dalle “periferie del mondo”, tra cui 15 dalla Repubblica Centro Africana, accompagnati dall'arcivescovo di Bangui e neo-cardinale Nzapalainga.
“Il nostro ospedale, Santo Padre, non vuole e non deve essere un centro di potere né di profitto”, dice la presidente Enoc dopo aver ripercorso il secolo e mezzo di storia dell'ospedale del Papa.
"Santità il suo ospedale sta per tagliare il traguardo del secolo e mezzo di vita,... oggi è diventato uno dei più grandi policlinici e centri di ricerca pediatrici di tutta Europa"
Alla presidente, Francesco si rivolge più volte, lodando la sua forza e determinazione con qualche battuta. Quindi ascolta alcune testimonianze: un giovane studente, che chiede quale debba essere il marchio di fabbrica del “Bambin Gesù”, oltre alle capacità professionali: i sogni “non vanno mai anestetizzati, qui l’anestesia è vietata!” ammonisce il Papa, esortando a non fermarsi nel fare il bene, non spegnere mai il desiderio di vivere grandi progetti.
C'è Dino, un ausiliario, che lavora all'ospedale da 35 anni: rispondendogli il Papa sottolinea l'importanza del bene fatto nel nascondimento, “la santità delle piccole cose, la santità della vita quotidiana" quella che uno scrittore chiamava "la classe media della santità, di tutti i giorni, fatta di piccole cose...” Quanto agli spazi, il “Bambin Gesù” non ha guardato alle sue ristrettezze, ma ha creato tanti progetti, anche lontano, in altri continenti. Questo, prosegue il pontefice, dice che la qualità della cura non dipende solo dagli aspetti logistici: È essenziale allargare gli spazi del cuore: poi la Provvidenza non mancherà di pensare anche agli spazi concreti!
C'è poi la testimonianza sincera, di una giovane infermiera che racconta della scelta di lavorare tra i piccoli, e che chiede un “medicamento” per chi sta a contatto con la sofferenza. Il Papa spiega come non sia possibile dare risposte astratte sulla sofferenza: Gesù, “vivendo in mezzo a noi, non ci ha spiegato perché si soffre”, “ci ha mostrato la via per dare senso anche a questa esperienza umana: sopportando con amore la sofferenza ci ha mostrato per chi si offre. Non perché, ma per chi.”
Francesco esorta a imparare dai bambini, riscoprire ogni giorno il valore della gratitudine, saper dire grazie. Questa “è una medicina contro il raffreddarsi della speranza, che è una brutta malattia contagiosa”. La speranza è la “benzina” della vita cristiana, che ci fa andare avanti ogni giorno. Allora è bello vivere come persone grate, come figli di Dio semplici e lieti, piccoli e gioiosi.
Infine parla al Papa Serena, non vedente in seguito alla recidiva di una grave malattia, oggi laureanda in Medicina. Una donna forte, la addita Francesco, che testimonia la forza di chi dona.
“Si può vivere inseguendo due diversi obiettivi: mettendo al primo posto l’avere oppure il dare”.
Poi prosegue rivolto a tutti: “Donne e uomini forti, guariti, che lottano nella vita: questo sarà il vostro migliore stipendio: vedere i risultati del vostro lavoro nei bambini, nelle persone. Serena potrà dire : ho fatto questo passo grazie alla parola di un medico, una infermiera, un volontario. Sempre – ripete Francesco - ci sono persone che seminano per non farci perdere la speranza della vita”.
“Dal Conflitto alla comunione”“Dal Conflitto alla comunione”
Prima giornata di Francesco in Svezia
lunedì, 31 ottobre 2016

"Essere protagonisti della rivoluzione della tenerezza". E' l'esortazione rivolta da Papa Francesco nel corso dell'l’Evento Ecumenico nella Arena di Malmö, in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma.
"Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri", il pontefice lo ha detto poco prima nella preghiera di oggi nella cattedrale di Lund, in occasione dello storico Viaggio in Svezia.
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L’aereo con a bordo il Santo Padre, è atterrato questa mattina all’aeroporto internazionale di Malmö, poco prima delle 11. Dopo il benvenuto ufficiale, Francesco ha incontrato i Reali di Svezia, nel Palazzo Reale di Lund. Quindi ha raggiunto la Cattedrale Luterana di Lund assieme ai Reali, per la Preghiera Ecumenica Comune. L'edificio sacro, costruito dai domenicani nel 12mo secolo, fu sede arcivescovile cattolica quando la Svezia era tutta cattolica. Qui nel 1948 fu fondata la federazione luterana mondiale.
Il Papa è stato accolto dalla Primate della Chiesa di Svezia, e dal Vescovo cattolico di Stoccolma, Mons. Arborelius.
“Ciò che ci unisce è più grande di quanto ci divide, in questo tempo sono cresciute la comprensione reciproca e la fiducia”, ha detto il presidente della federazione luterana mondiale, il vescovo Yunan; mentre il card Koch ha sottolineato i sentimenti di gioia, ma anche di pentimento della commemorazione.
La preghiera si è alternata ai canti e alle letture; L'omelia del Santo Padre, si è svolta a partire dal battito del cuore di Cristo e dalle sue parole nell’Ultima Cena:
Possiamo sentire i suoi battiti di amore per noi e il suo desiderio di unità per tutti coloro che credono in lui, ha detto Francesco. Egli ci dice che lui è la vera vite e noi i tralci; dobbiamo rimanere uniti a lui, se vogliamo portare frutto. In questo incontro di preghiera, vogliamo manifestare il nostro comune desiderio di rimanere uniti a lui per avere la vita.
Ora, abbiamo una nuova opportunità di accogliere un percorso comune, che ha preso forma negli ultimi 50 anni nel dialogo ecumenico tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa Cattolica. Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi. Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni gli altri, ha incoraggiato il pontefice.
Che ha esortato a "guardare con amore e onestà al nostro passato e riconoscere l’errore e chiedere perdono: Dio solo è il giudice. Si deve riconoscere con la stessa onestà e amore che la nostra divisione si allontanava dalla intuizione originaria del popolo di Dio, (…) ed è stata storicamente perpetuata da uomini di potere di questo mondo, più che per la volontà del popolo fedele, che sempre e in ogni luogo ha bisogno di essere guidato con sicurezza e tenerezza dal suo Buon Pastore. Tuttavia, c’era una sincera volontà da entrambe le parti di professare e difendere la vera fede, ma siamo anche consapevoli che ci siamo chiusi in noi stessi per paura o pregiudizio verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi.
Lasciamoci commuovere dallo sguardo di Dio; l’unica cosa che egli desidera è che rimaniamo uniti come tralci vivi a suo Figlio Gesù.
Indubbiamente la separazione è stata un’immensa fonte di sofferenze e di incomprensioni; ma ci ha portato a prendere coscienza che senza di lui non possiamo fare nulla, dandoci la possibilità di capire meglio alcuni aspetti della nostra fede".
Con gratitudine - prosegue il Papa - riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa. Attraverso l’ascolto comune della Parola di Dio nelle Scritture, il dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale, di cui celebriamo il 50° anniversario, ha compiuto passi importanti. Chiediamo al Signore che la sua Parola ci mantenga uniti, perché essa è fonte di nutrimento e di vita; senza la sua ispirazione non possiamo fare nulla.
L’esperienza spirituale di Martin Lutero ci interpella e ci ricorda, ha poi spiegato Francesco, che non possiamo fare nulla senza Dio. In effetti, la questione del giusto rapporto con Dio è la questione decisiva della vita, ha osservato il pontefice:
"Come è noto, Lutero ha scoperto questo Dio misericordioso nella Buona Novella di Gesù Cristo incarnato, morto e risorto. Con il concetto di “solo per grazia divina”, ci viene ricordato che Dio ha sempre l’iniziativa e che precede qualsiasi risposta umana, nel momento stesso in cui cerca di suscitare tale risposta. La dottrina della giustificazione, quindi, esprime l’essenza dell’esistenza umana di fronte a Dio".
«Dacci il dono dell’unità perché il mondo creda nella potenza della tua misericordia». E' l'invocazione di Francesco, nel sottolineare come “insieme possiamo manifestare concretamente, e con gioia, la misericordia di Dio, difendendo e servendo la dignità di ogni persona. Senza questo servizio al mondo e nel mondo, la fede cristiana è incompleta”.
Luterani e cattolici, “siamo consapevoli che senza Dio non possiamo fare nulla; chiediamo il suo aiuto per essere membra vive unite a lui, sempre bisognosi della sua grazia per poter portare insieme la sua Parola al mondo, che ha bisogno della sua tenerezza e della sua misericordia.
Gli applausi hanno sottolineato l'abbraccio tra il Santo Padre Francesco e il Vescovo Munib Yunan, che hanno firmato una Dichiarazione comune.
Primo piano
Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma
Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma

pubblicato da Sara Fornari
lunedì, 31 ottobre 2016

DICHIARAZIONE CONGIUNTA
in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma
Lund, 31 ottobre 2016
«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).
Con cuore riconoscente
Con questa Dichiarazione Congiunta, esprimiamo gioiosa gratitudine a Dio per questo momento di preghiera comune nella Cattedrale di Lund, con cui iniziamo l’anno commemorativo del cinquecentesimo anniversario della Riforma. Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide.
Dal conflitto alla comunione
Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. La nostra comune fede in Gesù Cristo e il nostro battesimo esigono da noi una conversione quotidiana, grazie alla quale ripudiamo i dissensi e i conflitti storici che ostacolano il ministero della riconciliazione. Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati. Preghiamo per la guarigione delle nostre ferite e delle memorie che oscurano la nostra visione gli uni degli altri. Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione. Oggi ascoltiamo il comando di Dio di mettere da parte ogni conflitto. Riconosciamo che siamo liberati per grazia per camminare verso la comunione a cui Dio continuamente ci chiama.
Il nostro impegno per una testimonianza comune
Mentre superiamo quegli episodi della storia che pesano su di noi, ci impegniamo a testimoniare insieme la grazia misericordiosa di Dio, rivelata in Cristo crocifisso e risorto. Consapevoli che il modo di relazionarci tra di noi incide sulla nostra testimonianza del Vangelo, ci impegniamo a crescere ulteriormente nella comunione radicata nel Battesimo, cercando di rimuovere i rimanenti ostacoli che ci impediscono di raggiungere la piena unità. Cristo desidera che siamo uno, così che il mondo possa credere (cfr Gv 17,21).
Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico.
Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio. Chiediamo a Dio ispirazione, incoraggiamento e forza affinché possiamo andare avanti insieme nel servizio, difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza. Dio ci chiama ad essere vicini a coloro che aspirano alla dignità, alla giustizia, alla pace e alla riconciliazione. Oggi, in particolare, noi alziamo le nostre voci per la fine della violenza e dell’estremismo che colpiscono tanti Paesi e comunità, e innumerevoli sorelle e fratelli in Cristo. Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero, per venire in aiuto di quanti sono costretti a fuggire a causa della guerra e della persecuzione, e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo.
Oggi più che mai ci rendiamo conto che il nostro comune servizio nel mondo deve estendersi a tutto il creato, che soffre lo sfruttamento e gli effetti di un’insaziabile avidità. Riconosciamo il diritto delle future generazioni di godere il mondo, opera di Dio, in tutta la sua potenzialità e bellezza. Preghiamo per un cambiamento dei cuori e delle menti che porti ad una amorevole e responsabile cura del creato.
Uno in Cristo
In questa occasione propizia esprimiamo la nostra gratitudine ai fratelli e alle sorelle delle varie Comunioni e Associazioni cristiane mondiali che sono presenti e si uniscono a noi in preghiera. Nel rinnovare il nostro impegno a progredire dal conflitto alla comunione, lo facciamo come membri dell’unico Corpo di Cristo, al quale siamo incorporati per il Battesimo. Invitiamo i nostri compagni di strada nel cammino ecumenico a ricordarci i nostri impegni e ad incoraggiarci. Chiediamo loro di continuare a pregare per noi, di camminare con noi, di sostenerci nell’osservare i religiosi impegni che oggi abbiamo manifestato.
Appello ai cattolici e ai luterani del mondo intero
Facciamo appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta. Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell’unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà. Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda, vivendo l’amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell’amore infinito di Dio per tutta l’umanità.
[01757-IT.01] [Testo originale: Inglese]
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