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Pasqua, benedizione Urbi et OrbiPasqua, benedizione Urbi et Orbi
Solo Dio può riempire col suo amore gli abissi morali dell'umanità
martedì, 29 marzo 2016

Dopo la Santa Messa di Pasqua presieduta in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha impartito la benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana.
Nel suo messaggio pasquale ha ricordato le ferite del mondo, “pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito” e la tragedia “di conflitti armati su larga scala che sottomettono popolazioni intere a prove indicibili.
“Possiamo confidare totalmente in Lui, -ha detto Francesco. Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire col suo amore questi abissi.
Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza.
Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, ricorda il Pontefice, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove.
Cristo risorto indica sentieri di speranza alla cara Siria, Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile. Alla potenza del Signore risorto affidiamo i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino.
Il messaggio di vita, risuonato presso la pietra ribaltata nel sepolcro, sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia.
L’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca in Terrasanta la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero.
Il Signore della vita accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario.
Il Signore Gesù, nostra Pace (Ef 2,14), che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun, Costa d’Avorio e Iraq;
volga a buon esito i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa; il papa nomina in particolare Burundi, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali.
Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo riascoltiamo la consolante parola del Signore: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!”.
A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose … "
Risuscitare la speranza nei cuori appesantitiRisuscitare la speranza nei cuori appesantiti
Il Papa nella veglia di Pasqua: Apriamo i nostri sepolcri sigillati
martedì, 29 marzo 2016

La fiamma del cero pasquale sfolgorante nel buio, segno della luce di Cristo,... la ricca liturgia della Parola, poi i Sacramenti dell’iniziazione cristiana amministrati a 12 neofiti, provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, India e Cina. Tra loro, l’ambasciatore della Corea del Sud presso l’Italia, con la consorte.
Sono i momenti forti della solenne Veglia nella Notte Santa di Pasqua. Segni e annuncio della vittoria sulla morte. Nella omelia, il Papa ha esortato ad aprire i cuori alla speranza: dono del Risorto, che mette in cammino e orienta i nostri passi.
Così avvenne per Pietro, che con gli Undici, non aveva creduto alla testimonianza delle donne, al loro annuncio pasquale. Un particolare però segna la sua svolta: non si lasciò travolgere dai dubbi, dai rimorsi, dalla paura. Pietro cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia e, così com’era, si alzò e corse verso il sepolcro, da dove poi ritornò «pieno di stupore».
Anche le donne, uscite al mattino presto per compiere un’opera di misericordia, per portare gli aromi alla tomba, avevano vissuto la stessa esperienza.
Come Pietro e le donne, spiega Francesco, anche noi, non possiamo trovare la vita, rimanendo imprigionati in noi stessi.
"apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati - ognuno di noi li conosce - perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è la prima pietra da far rotolare via questa notte: la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi. Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi."
Vedremo sempre i problemi, vicino e dentro di noi, osserva il pontefice, ma questa notte occorre illuminarli con la luce del Risorto, in certo senso -dice Francesco- “evangelizzarli”. Le oscurità e le paure non devono prendere possesso del cuore: il Signore risorto è al nostro fianco e non ci deluderà mai. Questo è il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio. La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui. Lo Spirito Santo ne è garanzia.
"Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ha vinto la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore."
Il Signore è vivo e vuole essere cercato tra i vivi. Dopo averlo incontrato, ciascuno viene inviato da Lui a portare l’annuncio di Pasqua,
"a suscitare e risuscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita. Ce n’è tanto bisogno oggi."
Dimentichi di noi stessi, come servi gioiosi della speranza, siamo chiamati ad annunciare il Risorto con la vita e mediante l’amore; altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato.
Ma come nutrire la nostra speranza? la Parola di Dio, viva, è capace di coinvolgerci in questa storia di amore, alimentando la speranza e ravvivando la gioia.
"Fare memoria delle parole di Gesù, fare memoria di tutto quello che Lui ha fatto nella nostra vita. Non dimentichiamo la sua Parola e le sue opere, altrimenti perderemo la speranza e diventeremo cristiani senza speranza; facciamo invece memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto.
(...) Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino; la memoria delle sue opere e delle sue parole sia luce sfolgorante, che orienta i nostri passi nella fiducia, verso quella Pasqua che non avrà fine."
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